21 gennaio 2019– Un cargo sta riportando in Libia 100 migranti soccorsi alla deriva e in pericolo di vita a largo di Misurata. Cosa li aspetti nei centri di detenzione e tortura libici nessuno può più ignorarlo.
“Sono stato in Libia per 2 lunghi anni. Quando sono entrato in Libia ero già in viaggio da 1 anno, dall’Eritrea sono andato in Etiopia e poi in Sudan. In Libia sono stato detenuto in 3 centri di detenzione diversi. Uno di questi è conosciuto e famoso perché fece scandalo sui social network, un detenuto era riuscito ad inviare un video dove mostrava le pessime condizioni in cui ci obbligavano a vivere. Lo hanno chiamato “codice 403”. Non avevamo acqua né cibo. Ci costringevano a stare al buio, io sono stato al buio per 3 mesi. I miei occhi adesso sono ammalati, non riesco più a vedere bene. Della salute nessuno se ne curava, non c’era la possibilità di vedere un medico. Questo valeva anche per le donne. Ho visto partorire 17 donne. Partorivano lì, in mezzo a noi. La metà dei bambini non sono sopravvissuti.”
XY, 34 anni, Eritrea, arrivato in Italia a Pozzallo a novembre 2018
Testimonianza raccolta a gennaio 2019 dalla clinica mobile di Medu a Roma

