Incrociamo gli occhi di A. 18 anni proveniente dall’Egitto: sono lucidi, bagnati di lacrime. Gli spieghiamo che il nostro Team si occupa sia delle ferite del corpo che di quelle invisibili della mente. A. ” È proprio così come dite”, ci conferma con enfasi, “anche quelle del cuore sono ferite come quelle che ho qui e qui e qui e anche qui” e nel dirlo ci mostra cicatrici sparse sulle gambe, sulla nuca e sulla schiena. Ferite subite in Egitto a seguito di ripetute aggressioni di un gruppo di connazionali e poi in Libia durante 7 mesi di detenzione.
Chiediamo come sta adesso. “Questo posto è migliore rispetto alla sensazione di morte costante che vivevo prima. Per molti giorni la morte è stata l’unica possibilità che vedevo davanti a me. Poi Dio, non so come, mi ha portato qui”. Le parole scorrono come fiumi e gli occhi grandi di A. sono pieni di lacrime trattenute. “Qualche volta, mentre gli altri parlano, la mia mente si allontana e rivedo davanti a me il mare e quei momenti terribili. La notte mentre dormo mi sento soffocare, sono giù in fondo al mare e sto per annegare. Qualche giorno fa mentre dormivo ho urlato forte: stiamo morendo! Stiamo morendo! Un amico sudanese mi ha svegliato, ha provato a spiegarmi che eravamo salvi, che eravamo a Pozzallo ma io non potevo crederci. Mi ha accompagnato a fare una passeggiata, mi ha aiutato a capire che non ero in mare, non stavo morendo, io non riuscivo a crederci”.
A. ci racconta anche dei minuti precedenti il salvataggio della Open Arms: “Se fossero arrivati solo 15 minuti dopo, saremmo morti. Eravamo tutti in acqua e ci eravamo arresi alla Morte”. I racconti dei 20 giorni di incertezza sulla nave di salvataggio sono vividi e traumatici in parecchie delle testimonianze che raccogliamo. “Senza bagno, senza coperte, dormire a terra tra l’acqua e il cielo. Troppo difficile!” prosegue A. “Da quando sono sceso dalla nave Open Arms non sono più la stessa persona, il battito del mio cuore é cambiato, ho dolori alla schiena e in tutto il corpo, le immagini del passato non mi lasciano”.
Testimonianza del Team Medu Sicilia dall’Hotspot di Pozzallo


