Agadez, frontiera sud dell’Europa #3

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31 Luglio 2019
diario da agadez 3

Najm ha un segreto. Non dorme la notte, si allontana dalla sua casetta di plastica nel campo rifugiati e cammina sonnambulo nella sabbia del deserto. Najm ha sei anni e dicono che a scuola non riesce a concentrarsi ed è aggressivo con i compagni. La madre ci dice che ama i colori ma i suoi disegni si spengono sul foglio, la sua mano è come prigioniera. Per intere giornate non parla e nella notte grida. Spesso si rifiuta di mangiare. Qualcuno dice che sia matto. Najm è fuggito con sua madre dal Sudan quando gli hanno incendiato la casa nel loro villaggio nel Darfur; il padre è morto ucciso dalle milizie armate e lui stesso ha riportato gravi ustioni sul corpo. La fuga ha portato Najm e la madre in #Libia. Sei mesi di sequestro nelle mani di una banda criminale. La madre ha subito ogni tipi di abuso e violenza davanti ai suoi occhi. Poi l’unica fuga possibile verso il Niger. Najm ora è al sicuro nel campo rifugiati ad Agadez ma ha paura anche se non te lo dice fissandoti con uno sguardo che non lascia scampo. La sua storia non è un’eccezione, sono Najm tanti bambini e ragazzi che vivono nel campo rifugiati. La loro vulnerabilità è altissima poichè hanno sperimentato i traumi più estremi nel periodo più delicato dello sviluppo del corpo e della psiche. « Ci prenderemo cura di te, Najm » vorremmo potertelo dire sapendo che tornerai a disegnare.

Il team di Medu fornisce supporto medico-psicologico a centinaia di donne, uomini e bambini in fuga dalla Libia nel campo rifugiati allestito da UNHCR ad Agadez in Niger, snodo centrale delle rotte migratorie contemporanee.

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