D., 19 anni, proveniente dal Ghana

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8 Settembre 2017

Durante la mia permanenza in Libia sono stato rapito dagli Asma boys e portato in una prigione informale a Bani Walid. Sono stato detenuto per 5 mesi, sono uscito poco prima di imbarcarmi per l’Italia. I carcerieri venivano ogni giorno per torturarci. Erano sempre in 3 persone. Erano tutti in piedi intorno a me, uno dietro, uno di lato e uno davanti e mi percuotevano contemporaneamente. A volte mi hanno frustato fino a farmi sanguinare. Ho la schiena piena di cicatrici. Era terribile. A volte qualcuno moriva. Per le torture o di malattia. I libici venivano, avvolgevano il cadavere in una coperta e lo lasciavano nella stanza. Dormivamo accanto ai cadaveri. Mangiavamo accanto ai cadaveri. Ci portavano una fetta di pane al giorno e la lanciavano per terra. Eravamo costretti a mangiare proprio accanto a quei corpi morti. Le torture erano finalizzate al farci chiamare le nostre famiglie per avere dei soldi come riscatto. Io e mio fratello non abbiamo nessuno. Alla fine hanno capito che non avremmo potuto pagare nessun riscatto e ci hanno liberato. Siamo usciti in strada, i nostri vestiti erano pieni di sangue. Un uomo libico vedendoci si è impietosito. Ha pagato una macchina per farci raggiungere la costa e ci ha dato il contatto di un uomo che ci avrebbe fatto partire per l’Italia.

D., 19 anni, proveniente dal Ghana

Testimonianza raccolta presso l’Hotspot di Pozzallo, 8 settembre 2017

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