I., 20, Costa d’Avorio

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29 Settembre 2017

Sono partito insieme alla mia compagna dalla Costa d’Avorio circa 5 mesi fa. Abbiamo attraversato il Burkina Faso e  il Niger. Siamo rimasto per 40 giorni ad Agadez. Un trafficante ci ha condotti a Sabah in Libia. Da Sabha ho pagato un trafficante che avrebbe dovuto condurci a Tripoli ma invece ci ha venduti. Siamo stati portati in una prigione vicino Tripoli che si chiama “Mitiga”. In prigione io e la mia compagna siamo stati divisi. Grazie all’aiuto dei miei familiari sono riuscito ad avere i soldi per far liberare la mia compagna. Io invece sono rimasto 4 mesi in prigione.

Ho subito moltissime violenze. Sono stato picchiato tutti i giorni. Sono stato torturato mentre i miei familiari assistevano per telefono alle violenze che subivo per convincerli a pagare un riscatto. Mi legavano le gambe e mi appendevano a testa in giù e poi colpivano con forza sotto i piedi. A volte mi versavano addosso dell’acqua gelata e poi mi colpivano su tutto il corpo con dei tubi di plastica dura. Sentivo dolore intenso, la pelle si gonfiava e diventava rossa, poi questi segni sparivano. Una volta un arabo mi ha tagliato con un coltello sulla mano. Ho visto molte persone venire uccise per futili motivi, a volte solo per divertimento. Molto spesso ho avuto paura di morire, ho pensato che non sarei mai uscito di prigione, che non avrei mai più visto la mia compagna e il figlio che doveva nascere.

Sono infine riuscito a scappare perché una banda di uomini armati ha fatto irruzione nella prigione in cui ero detenuto e ha fatto uscire tutte le persone tenute lì dentro. In questa zona della Libia ci sono due fazioni opposte che gestiscono il traffico dei migranti e le carceri:  una fazione di Zawia e una fazione di Sabratah. La prigione in cui ero detenuto era gestita dagli uomini di Sabratah e sono stati gli uomini di Zawia a fare irruzione e a liberarci. Ci hanno divisi in due gruppi. Alcuni sono scappati. Noi siamo stati condotti in un foyer che si chiama “Saboshrin” gestito da un uomo libico e  dalla moglie tunisina. Nei 15 giorni in cui son  rimasto nel foyer ha visto portare via dagli uomini arabi molte persone che non sono più tornate indietro. Alcune persone sono state uccise davanti ai miei occhi. Il 25 settembre mi sono imbarcato per l’Italia.

Testimonianza raccolta presso l’Hotspot di Pozzallo, 29 settembre 2017

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