Diario da Pozzallo #3

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12 Marzo 2018
pozzallo migrants desembark 2018

Ieri 93 persone sono approdate a Pozzallo (86 provenienti dall’Eritrea e 7 da altri paesi dell’Africa sub-sahariana). Tra questi 12 minori e 18 donne di cui una incinta di 5 mesi.

Dalle testimonianze raccolte, le persone di origine eritrea sono state prima detenute in un grande capannone, dove più di mille persone erano costrette a vivere in condizioni disumane e a subire indicibili torture e poi, in più di duecento, trasferiti in un luogo di raccolta, prima del drammatico viaggio in mare. I testimoni raccontano di aver trascorso più di un mese e mezzo in un luogo semi aperto dove, come racconta una donna di circa 23 anni, “dovevamo scavarci le buche nella terra per ripararci … delle persone sono morte li, tra noi e gli escrementi”, per poi salire su di un precario natante. Un viaggio incerto pagato circa 1500 dollari.

Anche due dei sette migranti provenienti dall’ Africa sub-sahariana hanno raccontato di essere stati detenuti in prigioni formali ed informali in Libia. A., 26 anni gambiano, ha raccontato di essere stato detenuto per più di un mese in OSSAMA Prison: “quando sono venute le persone del Nazioni Unita i libici hanno buttato i bastoni e tutti gli strumenti di tortura … per qualche giorno ci è andata bene”.

Molte persone erano in stato di denutrizione, in alcuni casi estremamente grave, a causa delle inumane condizioni di detenzione in Libia.
Cinque sono state le persone portate in ospedale. Tra questi un ragazzo di 22 anni, in stato cachettico, morto purtroppo la scorsa notte nell’Ospedale di Modica.

Testimonianza del Team di Medu a Pozzallo, 12 marzo 2018

 

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