AT, 37 anni, Eritrea

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11 Settembre 2018

Ho lasciato l’Eritrea a Gennaio 2016. Per prima cosa sono andato in Sudan, dove sono rimasto per 1 anno e 7 mesi e poi sono entrato in Libia. Sono rimasto in Libia 1 anno e 2 mesi e tutto il tempo l’ho trascorso in un centro di detenzione. Era un posto molto grande, eravamo circa 3000 persone, ogni giorno qualcuno partiva e qualcuno di nuovo arrivava. A Settembre ricordo che eravamo addirittura oltre 3000. Questo giugno eravamo 2600 persone. Eravamo tutti insieme, uomini, donne e bambini. Il centro di detenzione era tremendo. Le condizioni igieniche erano terribili. C’erano pochissimi servizi igienici, sporchissimi, e non erano sufficienti per tutti. Anche l’acqua era pochissima, sia da bere che per lavarsi. Ci ammalavamo tutti. E molti sono morti durante la detenzione. Non c’era nessuna possibilità di chiedere aiuto, nemmeno per la salute, nessun medico è mai venuto a visitarci. Lì se ti ammali, muori. E poi c’è la tortura, che è una cosa normale se non si è in grado di pagare. I trafficanti sceglievano qualcuno di noi, tra quelli che non avevano i soldi per pagare e lo costringevano a lavorare per loro e a torturarci. Ci davano un telefono per chiamare le nostre famiglie per chiedere di versare dei soldi e mentre eravamo al telefono ci picchiavano brutalmente.
Testimonianza raccolte dalla clinica mobile di Medu , Roma, settembre 2018
AT, 37 anni, Eritrea

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