AS, 27 anni, Eritrea

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11 Settembre 2018

Sono fuggito dal mio paese a febbraio 2014 e nel 2016 sono entrato in Libia. La Libia è un posto tremendo. Sono stato rapito e detenuto 4 volte e per 4 volte ho dovuto pagare. Per essere qui oggi ho versato ai trafficanti 12.000 dollari. La prima volta che sono stato rapito ero a Kufra, mi hanno tenuto in una prigione che era costruita sottoterra. La seconda volta che mi hanno rapito, mi hanno portato in mezzo al deserto e mi hanno lasciato lì. Mi hanno lasciato vagare a vuoto tantissimo tempo, poi mi hanno chiesto dei soldi per essere riportato indietro. La terza volta è stato a Bani Walid. Sono stato rapito e portato in un centro di detenzione gestito da un uomo che si chiama “Ahmed Whisky”. Lì era tremendo. Le guardie erano veramente crudeli. La quarta volta sono stato venduto ad un trafficante, un uomo eritreo che si chiama “Abdu Salam” che alla fine mi ha fatto partire. Ringrazio Dio per esser vivo oggi. E veramente non so come io abbia fatto a sopravvivere. Non puoi mangiare né bere, sei sfinito, sei debole e stanchissimo e loro, oltre a questo, ti prendono, ti portano via, ti torturano e ti picchiano. Morivano in tanti. Ogni settimana morivano 2 o 3 persone. E la cosa più tremenda è che erano soprattutto le donne e i bambini a morire. Medici o delegazioni internazionali in questi 2 anni non li ho mai incontrati. Ad Ottobre 2017 girava la voce che in qualche prigione qualcuno entrava per osservare e a fare visite mediche, ce lo dicevano quelli che li avevano incontrati. Io non ho mai incontrato nessuno. In Libia non c’è niente che puoi fare per salvarti. Anche nei brevi periodi in cui resti libero non c’è niente che puoi fare. Alla polizia non si può andare perché i poliziotti spesso sono corrotti e rischi di essere venduto di nuovo. Secondo me la situazione nel tempo è peggiorata. Prima in Libia entravano persone in continuazione. Adesso che gli ingressi si sono ridotti, i trafficanti devono farci girare di prigione in prigione per guadagnare i soldi. Così ci liberano e ci rapiscono di nuovo, ci spostano e ci vendono. Per continuare a guadagnare.

Testimonianza raccolte dalla clinica mobile di Medu , Roma, settembre 2018
AS, 27 anni, Eritrea

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